Biografia
«E la mano va da sé.»
Autodidatta, ha avuto da sempre la passione del disegno: dal carboncino alla sanguigna, dagli acquerelli alla pittura a olio.
Le origini
Nasce il 2 settembre 1941 a Montopoli Val d’Arno, in Toscana, fra l’Arno e le colline pisane, in una famiglia in cui la pittura non era un mestiere ma una compagnia. Dipingevano la sorella Iliana e il fratello Saverio.
La passione per i cavalli, uno dei suoi soggetti più riconoscibili, le veniva dal padre e dal nonno: animali “possenti che corrono”, come li chiamava lei, fissati con carboncino e sanguigna in pochi tratti decisi.
Il disegno, l’olio, la pazienza
Si è formata da autodidatta, praticando e osservando. Negli anni ha sperimentato le tecniche con curiosità: gli acquerelli per i fiori, gli oli per i ritratti e le nature morte, i pastelli per i volti delle madri e per le scene di intimità.
E la mano va da sé. Ha capito cosa deve fare. Tu prendi il foglio bianco, che a un certo punto prende vita e non lo lasci più. Lei ti ubbidisce.
Bruna Mannucci
La forza della gentilezza
La gentilezza è stata la sua forza, e non ha mai mollato. Per chi le stava accanto aveva sempre una parola buona, un sorriso, un gesto: la stessa cura che metteva nei suoi quadri.
Gli anni a Pisa
Per circa vent’anni ha vissuto e lavorato a Pisa. Sono stati anni di lavoro continuo e di apertura: ha partecipato al Circolo Pittorico “il Cenacolo” e ha attraversato il panorama artistico e intellettuale della città, fatto di studi, presentazioni di libri, vernissage e conversazioni con pittori, poeti e critici.
Di quegli anni restano amicizie e dialoghi che hanno accompagnato tutto il suo percorso, fra cui quella con Enrico Fornaini, “grande amico e collega artista”, e con altri compagni del Cenacolo.
La musica e il canto
Insieme alla pittura, la musica e il canto sono stati una compagnia di tutta la vita. Ascoltava e cantava Joan Baez e Caterina Valente, le romanze e le arie d’opera, e le nenie di paese, come in «Che sarà» di José Feliciano. Sul giradischi giravano i vinili dell’opera lirica e di Ennio Morricone. Brani molto diversi, ascoltati e cantati fra i pennelli.
Il giardino
Nei campi dietro casa, insieme al marito Romano, curava piante e fiori (rose, margherite, girasoli) e una coltivazione di frutta, fra cui i fichi e l’uva, con la stessa pazienza che metteva al cavalletto. Molti di quei fiori sono entrati nei suoi quadri come modelli e soggetti: la stessa natura accudita ogni giorno, poi fissata sulla carta o sulla tela.
La Biblioteca di Vecchiano
In seguito si è trasferita a Vecchiano, in provincia di Pisa, dove ha continuato a dipingere fino agli ultimi anni. Nel 1993, insieme all’Associazione culturale La Ginestra e ad altri cittadini, ha contribuito alla nascita della Biblioteca Comunale, pensata come «luogo di aggregazione culturale e punto di riferimento per l’intera comunità». La raccolta cominciò con la campagna «Dona un libro alla biblioteca», cui presero parte molti paesani. Nel 1994 lo scrittore Antonio Tabucchi donò il primo nucleo del suo fondo personale; la biblioteca è stata intitolata a Tabucchi il 25 settembre 2012.
Opere per la comunità
Ha dipinto per la comunità, per le celebrazioni e le ricorrenze di Vecchiano: opere per la Parrocchia di San Frediano e per altre occasioni pubbliche.
Le mostre, i riconoscimenti
Ha partecipato a rassegne e mostre di pittura, ricevendo premi e menzioni, coppe e targhe poi in balia del figlio Stefano che da piccolo le smontava e rimontava giocando.
Nel 2017 il Comune di Vecchiano le ha allestito una mostra personale, nella sala adiacente alla Sala Consiliare, durante la Fiera di Primavera. Le sue opere hanno continuato a comparire nelle collettive degli artisti del territorio negli anni successivi.
Per Olivia
Negli ultimi anni ha disegnato per l’amata nipote Olivia, raccontandole e mostrandole tratti, colori e luci.
Adesso è nei suoi amati girasoli.